Meglio il deserto!!


La vita è piena di sorprese, di attese inaspettate, di giornate da riempire o da svuotare, di obiettivi da raggiungere e di conti che non tornano. Magari sei nel luogo in cui non vorresti essere, fai ciò che non avresti mai progettato di fare o per cui nessuno ti ha preparato e vai avanti pensando che le cose cambieranno perché non può continuare così la tua vita!! In fondo, nel più profondo della tua anima, alle prime luci dell’alba, quando apri gli occhi e il mondo ancora dorme e ti godi il fresco del mattino sulla pelle, nutri una quieta speranza che domani sarà diverso, che qualcosa cambierà. Ma domani è già passato. E un’alba nuova apre gli occhi ad una nuova speranza. Così, un domani dopo l’altro, passano tanti domani. Passano tanti anni ed un giorno ti accorgi che stai resistendo ma sei nel deserto! Cosa ha pensato Mosè quando ha lasciato l’Egitto per fuggire nel deserto? Ho riflettuto su questa fuga dal mondo, che molti oggi vivono.  Mosè stava fuggendo da una vita che non lo voleva più. Il faraone voleva ucciderlo, ma lui non cercò di rimediare all’errore. Era cresciuto nella casa reale poteva trovare una soluzione, ma Mosè era deciso: era ora di cambiare! Anche il deserto andava bene. Era meglio per lui affondare i piedi nella sabbia scottante piuttosto che andare avanti in quell’inerzia di vita che gli produceva solo tanta rabbia, di fronte alle ingiustizie che vedeva e per cui non poteva reagire. – Meglio il deserto che quella vita! Piuttosto la solitudine che vivere insieme a tanti inetti – mi immagino i pensieri che gli passavano per la mente. Aveva solo tanta rabbia e sete. Rabbia e sete. Forse anche vergogna – qualcuno sa che ho ucciso un egiziano! – e senso di fallimento – perché non sono capace di cambiare le cose? -. Quante volte hai provato gli stessi sentimenti. Quante volte ti sei sentito così. Quante volte hai pensato: “Meglio il deserto!” Nel deserto non c’è nessuno, nel deserto si soffre un po’ ma poi qualche pozzo lo trovi, forse un’oasi o una carovana di passaggio, oppure, al massimo, lentamente mentre dormi avvolto dal vento freddo della notte, la sabbia ti coprirà e tu te ne andrai. Si, te ne andrai ma con la speranza. Quante volte la vita ti ha deluso? Il dono che hai si è sbiadito e scolorito, come un capo che hai lavato troppe volte in lavatrice con un detersivo scadente, ormai si vede che ha perso i suoi colori. Il ministero che pensavi di esercitare si è rivelato troppo difficile, complicato, contorto, sottovalutato, dimenticato. Le persone intorno a te e sulle quali hai contato fino a quel momento, ora si rivelano diverse da quelle che hai conosciuto. Allora fuggi, pensando che sia meglio il deserto! Ti senti accarezzato dalla sofferenza, quella sofferenza che rende i tuoi occhi lucidi e profondi, che ti danno uno sguardo più maturo, della serie: “E tu cosa ne sai di quello che ho passato io!” E ti autoconvinci che stai bene. È il piano di Dio per te! Conosco molti credenti che si allontanano dalla chiesa, dalla comunione, dalle amicizie, dai sorrisi, dagli abbracci, dalle pacche sulle spalle, dai pranzi dopo il culto della domenica. Fuggono da ogni relazione. Meglio il deserto! Hanno smesso di adorare insieme, ascoltano con svogliata malinconia le predicazioni, rigorosamente on line, – così almeno nessuno mi vede – hanno smesso di elevare le mani, hanno smesso di sussurrare le loro preghiere a tutta la comunità riunita con la pura fierezza che solo la fede in Cristo ha, hanno smesso di vivere quella vita abbondante promessa da Gesù e, lentamente, si lasciano andare. Hanno rabbia e sete. Sono sfiancati e sfibrati. Sopravvivono. Hanno scelto il deserto. Sussurrano a fil di voce: “Abba Papà” e sono sostenuti da una immensa grazia. Alcuni trovano un pozzo, una via d’uscita, vengono assetati e rasserenati, si riprendono, si reinventano in altre versioni di se stessi. Per alcuni il deserto è una preparazione, una prova di fuoco che non consuma ma che affina. Altri rimangono lì, si abbandonano alla solitudine, sono abbracciati dall’amore di Dio e avvolti dallo Spirito. Tu li vedi sconfitti ma loro si sentono comunque più che vincitori in Gesù.

  1. Erion

    Bella riflessione.
    Grazie

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