Nel deserto hai bisogno di una tenda di convegno!

Gli uomini e le donne di Dio, quelli saggi, quelli che riflettono sulla vita e cercano di ricucire i fili spezzati dell’esistenza, quelli che si sentono impotenti di aiutare gli altri, hanno realizzato che hanno bisogno di una tenda. Ma perché una tenda? La tenda è un’abitazione dalle pareti in stoffa, è usata dai militari per costruire un accampamento durante una guerra; turisti ed avventurieri costruiscono tende in luoghi da esplorare per la necessità di riposare o di proteggersi dal freddo e dalla presenza di animali pericolosi; le popolazioni nomadi costruiscono tende per agevolare lo spostamento. Tutti questi erano gli usi della tenda di convegno. Mosè, in mezzo al deserto, in un momento delicatissimo, si costruì la tenda di convegno per cercare Dio, per parlare con Lui e per ascoltarLo: in quella tenda combatteva in preghiera, si proteggeva dagli attacchi, trovava il suo perfetto riposo, rinnovava le sue forze e, in quella tenda incontrava Dio, a faccia a faccia. Se non hai una tenda di convegno non vedrai mai Dio faccia a faccia, non avrai mai una comunione così profonda con Lui. La Parola di Dio ci dice che “Mosè prese la tenda e la piantò per sé fuori dall’accampamento a una certa distanza dall’accampamento e la chiamò tenda di convegno e chiunque cercava il Signore usciva verso la tenda di convegno” (Esodo 33.7). Ma facciamo un salto indietro! Era un momento cruciale della storia d’Israele, erano nel deserto, aveva visto segni e prodigi, sapevano che Jawhè era il loro Dio e che la sua mano li stava guidando e proteggendo. Inoltre, avevano già in mano la legge del Signore, avevano dichiarato ubbidienza, dicendo con fierezza: “Noi faremo tutto ciò che il Signore ci ha detto!”, avevano sancito un patto con Dio su quella legge, un patto di sangue, un patto per la vita. Ma questa promessa è durata poco! Quanto è fragile l’essere umano! È capace di cambiare idea alla velocità delle onde cerebrali alfa. Ma ritorniamo a Israele. Avevano in mano il libro del patto, Mosè era salito sul monte, la gloria di Dio inondava, illuminava e ricopriva il monte al punto che si poteva vedere la cima nel fuoco e nella nuvola. Uno spettacolo sensazionale e soprattutto ben visibile. Eppure, con il libro del patto tra le mani e la gloria di Dio manifesta, il popolo ebbe un “momento eureka” inaspettato: “Pecchiamo!” Se un pittore dovesse dipingere un quadro di quel momento, l’incontro dei colori sarebbe un netto contrasto: dal versante alla cima, bianco nuvola e fuoco brillante gloria, dalla cima in giù nero peccato e oro vitello. E i rumori? Quali voci si potevano udire? Sul monte la voce di Dio che parlava con potenza, di sotto il popolo gridava a festa. Quanti contrasti! Che pensiero divergente! In psicologia, il pensiero divergente è la capacità di generare nuove idee ma, mentre esercitiamo la creatività, sviluppiamo anche associazioni spregiudicate. È a questo punto che Mosè scende dal monte, si arrabbia con il popolo, emette una disciplina terribile, Dio si accende d’ira e, in questo momento di altissima tensione, Mosè passa silenziosamente davanti a tutto il popolo, un passo dopo l’altro, sulla sabbia cocente, a testa alta, e si dirige fuori dall’accampamento. Ma dove va Mosè? Si allontana, si cerca un luogo appartato e lì si costruisce una tenda di convegno dove incontrare Dio. Mosè era afflitto, affranto, arrabbiato, deluso, frustrato. Nel momento di massima tensione, hai bisogno di una tenda di convegno. Hai bisogno di un luogo dove incontrare Dio. Un luogo che sia distante da tutto e da tutti, un luogo segreto e appartato, un momento prezioso in cui tu raccogli te stesso e quel che resta dei pezzi della tua vita, spesso spezzata, e cerchi Dio nel silenzio, faccia a faccia, mentre senti la sua voce che ti dice: “Lì mi troverò!” (Esodo 43)